Archetipi ed essenze di stile

Nel mio blog ho parlato ampiamente del sistema di David Kibbe, sul sito trovate anche il test presente nel libro Metamorphosis che può aiutarvi a scoprire il vostro archetipo di stile nel suo sistema (anche se vi ricordo che negli ultimi anni Kibbe ha cambiato radicalmente il suo metodo di analisi e sembra che stia scrivendo un nuovo libro in cui spiegherà il nuovo approccio… lo attendiamo con ansia!).

Per chi è un appassionato della metodologia Yin Yang applicata allo stile personale e mi segue sui diversi canali social, nessuna novità quindi nel parlare di archetipi: vi spiegavo il significato della parola archetipo, la loro nascita e la loro funzione qui

Ribadiamo, ancora una volta, che l’approccio Yin Yang non è stato inventato da Kibbe e gli archetipi non vengono usati solo nel suo sistema: la teoria Yin Yang nella consulenza d’immagine è una macro area all’interno della quale fioriscono numerose metodologie, alcune che fanno chiaramente riferimento ai concetti di Yin Yang, altre che si fondano indirettamente su questi pilastri.

Tra i tanti metodi che parlano di archetipi dello stile va sicuramente citato il sistema di David Zyla (include 24 archetipi), il sistema “Align Style Analysis”di Florentina Mossou (che mi ha analizzata classificandomi come “Trascendent”, uno dei suoi 16 archetipi ) ed il sistema di Rachel Nachmias (i suoi archetipi sono 10 in tutto).

Questi sono solo alcuni esempi, il fascino degli archetipi ha ispirato molti altri colleghi del mio settore che hanno creato un proprio metodo. La chiave di questo successo sta nel fatto che solitamente gli archetipi nel mondo dell’analisi dello stile hanno una doppia funzione: offrono un modello universale in cui riconoscersi (in toto, o in parte) sia fisicamente che psicologicamente, diventando strumenti utilissimi per riuscire a creare una rappresentazione stilistica che rifletta la persona a 360°, individuandone e mettendo in risalto le sue peculiarità.

Ho citato più volte nei miei articoli Belle Northrup, Grace Margaret Morton e Harriett McJimsey parlando del lungo percorso che ha portato alla complessità del panorama attuale.

Belle Northrup è stata la prima ad avere la geniale intuizione di usare le macrocategorie Yin Yang per l’analisi dei tratti fisici e psicologici della persona e di trovare delle corrispondenze tra questi e gli elementi della moda femminile.

La Morton e la McJimsey hanno invece approfondito questo tema introducendo due importantissimi tasselli:

1. Harriet McJimsey ha creato gli archetipi così come li conosciamo oggi (Classic, Natural , Dramatic, Gamine, Ingénue, Romantic), indispensabili per rappresentare non solo gli estremi Yin Yang, ma le diverse combinazioni che derivano dalla fusione di questi poli opposti.

È interessante ricordare che la Northrup invece utilizzava degli archetipi-animali: ad esempio definiva le attrici Lillian Gish una “Bird Woman” e Alla Nazimova una “Leopard Woman”;

2. Margaret Morton nei suoi studi sottolinea l’importanza degli elementi del volto e della loro espressività, un concetto già accennato dalla Northtrup ma che nel libro “The Art of Costume and Personal Appearence” viene ampliato. Non solo quindi un’analisi della struttura fisica e psicologica, ma un’analisi del viso che va ben oltre la forma del perimetro, concentrandosi su quello che gli elementi del volto trasmettono all’osservatore.

Con l’evoluzione delle teorie Yin Yang e con il fiorire di diverse metodologie inseribili in questa macro area,in un certo senso si sono creati due grandi filoni, il cui confine di demarcazione non è così netto perché entrambi puntano a quello che Belle Nurthrup definiva “la riproduzione dell’interezza della persona”: una corrente ha posto più l’accento sull’analisi dettagliata della struttura fisica ed un’altra si è concentrato sull’espressività del volto e su quella che potremmo definire l’energia, la personalità trasmessa dalla persona.

Massimo esponente del primo gruppo è sicuramente David Kibbe, ma anche la bravissima collega Florentina Mossou ha creato un sistema di analisi molto approfondito basato sulla struttura del corpo in chiave Yin Yang. Nei loro metodi si viene inseriti in una categoria ben definita tra quelle presenti.

Nel secondo filone invece inserirei le analisi di Carole Tuttle, Jane Segerstrom, Rachel Schemmel, John Kitchener. Il viso, le caratteristiche dei suoi elementi interni e la sua espressività diventano il perno su cui costruire lo stile personale.

È proprio John Kitchener che ha introdotto la definizione di “essenze di stile” e le ha rese famose nel mondo (Dramatic, Natural, Gamine, Classic, Romantic, Ingénue, Ethereal) ed è a lui che si deve l’introduzione dell’Ethereal. Riprendendo la teoria di H.McJimsey, nel suo metodo di analisi ogni individuo viene definito dalla fusione di diverse essenze in percentuali diverse, che variano da persona a persona. Ogni combinazione risulta possibile ed estremamente personalizzabile, ne risulta una metodologia meno rigida rispetto ai sistemi di archetipi precedentemente citati.

 

Spesso il confine tra Essenze di stile ed Archetipi è sottile e sfumato, non solo perché alcuni termini usati sono uguali, ma soprattutto perché entrambi gli approcci puntano allo stesso obiettivo, cioè la creazione di un’estetica che rappresenti l’individuo lavorando sulla ripetizione negli abiti e negli accessori delle geometrie, delle linee e dei contrasti di colore presenti nelle sue caratteristiche fisiche. Lo stile personale in questo modo diventa una seconda pelle che funge da cassa di risonanza esaltando le peculiarità della persona. A volte i due approcci percorrono la medesima strada e giungono agli stessi risultati, a volte no, perché agli elementi analizzati dalle due correnti vengono attribuiti diversi livelli di importanza o diverse categorie di stile, e questo può portare a suggerimenti estetici assai diversi.

Nel prossimo articolo chiariremo meglio questo concetto portando come esempio le analisi di alcune attrici.

Spesso mi viene chiesto quale approccio trovo più corretto: ho studiato per molti anni i sistemi Yin Yang attraverso i numerosi libri acquistati sull’argomento, ho avuto la fortuna di poter imparare dal vivo lo styling fondato su queste teorie attraverso l’insegnamento di colleghe con molti anni di esperianza alle spalle, sono stata analizzata con l’uso di diverse metodologie, ho sperimentato su migliaia di donne e uomini le nozioni assimilate e nel mio modo di lavorare ho cercato di fondere il meglio di quello che ho imparato da tutte le correnti.

Rimango fedele alle pioniere della metodologia, credo fermamente che struttura fisica, espressività del volto e tratti caratteriali debbano lavorare in concerto per creare uno stile davvero unico e autentico: tralasciando una delle tre componenti base, il rischio di costruire una maschera poco calzante è altissimo!

 

Concordo tuttavia con le teorie che sottolineano come il viso sia davvero fondamentale per la costruzione dello stile, perché osservando una persona è sicuramente la parte su cui posiamo lo sguardo e concentriamo la nostra attenzione. Se volete perdervi come Alice cadendo dentro al buco del Bianconiglio, vi consiglio di dare uno sguardo agli articoli della sociologa Leislie Zebrowitz o ai libri di Mac Fulfer, che spiegano attraverso l’analisi del volto gli elementi che ci colpiscono e che condizionano la nostra percezione degli altri.

Ultimo, ma non ultimo per importanza, suggerisco la lettura del libro di Irenee RiterThe Universal Language of Face Analysis”, in cui gli elementi dello stile vengono connessi ai tratti del viso. Non sono d’accordo su molte delle teorie che fondano il metodo dell’autrice, chiamato Personology, ma alcune riflessioni fatte sull’analisi del volto e del corpo in chiave Yin Yang hanno influenzato profondamente il mio modo di fondere le essenze e gli archetipi per creare lo stile personale.

A presto con il secondo post sull’argomento in cui esamineremo insieme alcune attrici in chiave Yin Yang usando diversi approcci.